L’agricoltura sociale comprende una pluralità di esperienze non riconducibili ad un modello unitario, quanto al tipo di organizzazione, di attività svolta, di destinatari, di fonti di finanziamento ma accomunate dalla caratteristica di integrare nell’attività agricola attività di carattere sociosanitario, educativo, di formazione e inserimento lavorativo, di ricreazione, diretti in particolare a fasce di popolazione svantaggiate o a rischio di marginalizzazione.

Tali esperienze si collegano ad una attitudine antica dell’agricoltura – da sempre caratterizzata dal legame tra azienda agricola e famiglia rurale e da pratiche di solidarietà e mutuo aiuto – che oggi si presenta come una ulteriore declinazione del concetto di multifunzionalità, capace di fornire risposte ad ulteriori bisogni della società, soprattutto in ragione dei cambiamenti che interessano e interesseranno negli anni a venire il sistema del welfare. Il legame tra beni confiscati, agricoltura sociale e welfare in Italia è diventata una buona prassi metodologica per infrastrutturare le comunità nella lotta alle mafie. Se quindi la rete apporta benefici collettivi, bisogna costantemente essere in formazione continua per fare crescere le persone ed i soci delle organizzazioni. Sono la crescita reale di ognuno di noi può apportare un beneficio ai nostri territori.